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era una volta un Signore che scendendo lungo gli Appennini scoprì una bella vallata solcata dal fiume Giano e cosparsa tutto intorno di castelli e piccoli paesi che sembravano tanti presepi. Il Signore conobbe Mastro Marino, un fabbro che aveva la sua fucina sopra un ponte, era un uomo forte e buono, molto abile nel suo mestiere ed era solito fare lo spuntino nella locanda all’angolo della piazzetta di San Nicolò.

resto il nobile Signore di nome Chiavelli, notò che le doti di Mastro Marino erano patrimonio di tutti gli abitanti della piccola città di Fabriano che sorgeva al centro della vallata. Si accorse che la notte magica di San Giovanni Battista, patrono della città, gli abitanti mettevano a bagno fuori le finestre, in una ciotola piena d’acqua, foglie e fiori profumati per lavarsi la mattina dopo e scacciare tutti i malanni. Fu affascinato dalla piccola città e per difenderla fece costruire una cinta di mura, sedici torrioni, quattro porte ed una portella. Eresse chiese ed ospedali, chiamò i migliori artisti e li incaricò di decorare le absidi, le navate e le edicole delle strade. Fabriano diventò preziosa come una gemma e vivere dentro le sue mura era bello, tanto bello che i fabbri ed i cartai che lavoravano lungo le rive del fiume Castellano quando battevano il ferro e scuotevano i telai della carta cantavano a piena voce.

a questa felicità e questo canto disturbavano la strega che abitava negli abissi del monte Cucco, la quale fece un incantesimo. Una nebbia grigia e sottile scese sulla città, gli uomini, le donne, i bambini, gli animali e gli alberi furono presi da uno strano torpore e quando arrivarono gli invasori, non furono in grado di difendersi, la città fu messa a ferro e fuoco; tutto piombò nell’oblio.

urante il tempo felice, un maestro di pittura chiamato Allegretto di Nuzio insieme ai suoi allievi, primo fra tutti Gentile di Niccolò, aveva dipinto un grande